Parte potente lo scrittore Philipp Meyer con il suo primo romanzo “Ruggine Americana”. Un affresco interessante e realistico sulla società americana del XXI secolo. Il romanzo è “molte cose” sul piano narrativo: è nello stesso tempo un’epopea sociale-urbana ma con un incipit e un evolversi  da libro giallo.

Perché i livelli del racconto in quest’opera si mescolano. Ci regalano prospettive e tematiche  diverse ed in continuo dialogo tra loro. La vicenda si svolge in una cittadina siderurgica della Pennsylvania. Dalle prime righe emerge evidente lo stridente confronto con il passato economico dell’area urbana.  Tramontata l’era dell’acciaio   a fare da sfondo resta solo il fantasma dell’industria in disuso.

Fabbrica che diventa teatro subito, in prima battuta,   delle vicende dei due  amici e protagonisti Isaac e  Billy.  Sono loro il motore  da cui prende vita il flusso narrativo.
All’inizio del romanzo Isaac fugge da casa dopo aver rubato quattromila dollari al padre. Desidera la California, Isaac, ma soprattutto desidera studiare astrofisica. Nella sua fuga si imbatte nel compagno-amico di una vita Billy.  Nel  mentre del loro andarsene, li sorprende la pioggia torrenziale che li costringe a ripararsi nella fabbrica abbandonata.  Oltre il simbolo della decadenza economica, l’ex stabilimento  diventa luogo di morte.  I due amici sono aggrediti da tre vagabondi ed uno di questi viene ucciso proprio dalla mano di Isaac.
E da questo punto in poi i capitoli si alternano a ritmo serrato, prendono forza gli eventi che cambieranno le vite di Isaac e di Billy e degli altri personaggi che ruotano intorno ai due giovani…
Ruggine Americana racconta l’altra faccia della medaglia, arrugginita appunto,  il sogno americano che si infrange.
Meyer lo fa in maniera originale senza essere paternalista, ma partendo da un omicidio   che scandisce la discesa negli inferi di una collettività intera.

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