Questa settimana Roma ha dato l’addio a Ettore Scola, una delle più grandi menti cinematografiche del nostro tempo. In oltre 50 anni di carriera Scola è riuscito ad aggiudicarsi non solo il plauso e il rispetto nel mercato italiano, ma anche un notevole riconoscimento internazionale. Quattro nomination agli Oscar come miglior fil straniero, otto David di Donatello (3 alla regia 2 al film, 2 alla sceneggiatura e uno alla carriera), miglior regia al Festival di Cannes, Gran Premio al Festival Cinematografico Internazionale di Mosca, due Efebo d’Oro e un premio Jaeger-leCoultre to the Filmmaker alla Biennale di Venezia.

La figura di Scola è diventata una vera e propria icona del cinema con grandi capolavori, tra cui su tutti l’indimenticabile “C’eravamo tanto amati”, in cui abilmente e con ironia si ripercorrono trent’anni di storia italiana, permettendoci di rispecchiarci nei tre scarmigliati protagonisti. Il film ha in parte ha un debito verso il grande maestro Vittorio De Sica, deceduto durante la lavorazione, inserendo a più riprese la sua impronta nella pellicola. C’eravamo tanto amati è forse uno dei film più indicativi di Scola, inserito anche nella lista dei 100 film italiani da salvare, un’iniziativa volta a proteggere le più importanti pellicole italiane, messa in atto dalla Mostra del Cinema di Venezia.

Ovviamente non ci si può dimenticare di “Brutti, sporchi e cattivi”, de “La Terrazza” o di “Una giornata particolare”, anche quest’ultimo inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare. Alla fine però come ogni grande film, anche ogni grande mente passa alla storia. Ora è stato il turno di Scola che, spegnendosi a 84 al Policlinico di Roma, ha messo la parola fine a un lungo viaggio nel cinema durato oltre mezzo secolo. Ci lascia così anche l’ultimo grande maestro della commedia italiana, chiudendo con un’ultima scena nella camera ardente della Casa del Cinema di Roma. Questa volta però senza titoli di coda.

Leave a comment