Simone Albano è un ragazzo di 25 anni che vanta notevoli esperienze nel mondo del cinema, si è sempre detto “O faccio il regista o faccio il paninaro”. Diplomatosi al NUCT in regia (Università del cinema e della televisione) ha trascorso due anni in Australia producendo il lungometraggio Experience the knowing e il corto Something about you; è poi tornato in Italia, a Latina, dove ha lavorato nel film Quo vado? di Checco Zalone come segretario di produzione e ultimo 7 Minuti di Placido come assistente di produzione.  Maturava intanto in lui il desiderio di realizzare un prodotto proprio così, grazie a una campagna di crowdfunding, ha trovato il budget per realizzare Comevuoichemichiami, un drama di 18 minuti in uscita nel mese di Febbraio. Attualmente è membro dell'Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker italiani nella quale insegna tecniche di regia e porta avanti alcuni progetti artistici.

 

DELIRADIO: Come è nato il tuo progetto Comevuoichemichiami?

SIMONE: Andando al cinema tempo fa ho notato che i film italiani erano poco interessanti: la mia sceneggiatura tipica italiana, pasoliniana, sarebbe stata notata.

Pasolini studiava prima il carattere dell'essere e poi lo trasportava nella finzione e così ho fatto io. Dopo cinque anni ho maturato la consapevolezza della mia opera e l'ho prodotta.

 

D: Che senso ha il titolo?

S: Pone un bel quesito: chi sei? Già fai dei pensieri e vuoi delle risposte. È un titolo commerciale, racconta tanto e rimanda a un immaginario connesso alla storia.

 

D: A chi ti ispiri?

S: In questo cortometraggio non mi sono ispirato a nessun regista. In generale ammiro Tarantino perché usa molto la tecnica, Zemeckis per come racconta la storia e i personaggi (con tre inquadrature ti fa il cinema) e Spielberg per i colori che usa e le musiche, però andiamo molto sul banale.

Per lo stile della storia invece mi sento influenzato da Raymond Carver.

 

D: Qual è il tuo scopo?

S: Ho voluto un po' far aprire gli occhi agli spettatori. Sono personaggi atipici perché fanno scelte non convenzionali. Le storie sono sentite, un personaggio surreale in un mondo reale. Io ti racconto la storia per come si presenta, sta allo spettatore immaginare come prosegue.

 

D: Qual è il pubblico del corto?

S: Per le persone che cercano qualcosa di anormale nella normalità. Il corto lo vede chi è davvero interessato, non è supportato da pubblicità o articoli critici e se ti piace ti rimane impresso. 

Per me il corto è la via per entrare dalla porta più piccola del cinema.

 

D: Quanto tempo hai impiegato per girarlo?

S: Abbiamo impiegato due mesi circa di pre-produzione e tre notti e un giorno di produzione. L'ultimo mese lo abbiamo dedicato alla pubblicizzazione del corto sulla pagina.

 

D: La sceneggiatura l'hai scritta da solo?

S: Sì. Era partita da un racconto nel quale ci sono pochissimi dialoghi, era un monologo.

 

D: Di chi è stata l'idea del crowdfunding?

S: Dalla mia ragazza. Tornando dall'Australia avevo l'esigenza di raccontare me stesso perché lì avevo lavorato in film non scritti da me. I personaggi mi chiamavano ogni notte che mi sdraiavo sul letto.

Non avevo mai fatto una raccolta fondi e ho creduto moltissimo in essa, data anche l'esperienza positiva di amici. Ho capito fin da subito l'esigenza di saper gestire il budget, causa della non realizzazione di molti progetti. Partendo dall'obiettivo di 10.000€ sono sceso alla cifra di 3.500€, che avrei raggiunto con più sicurezza e così è stato. Ho dovuto sacrificare degli investimenti ma fortunatamente il mio staff mi ha molto aiutato ricoprendo più ruoli.

 

D: Come hai capito che gli attori erano giusti?

S: In realtà ho fatto un lavoro sugli attori partendo da delle intuizioni. L'attore prende un personaggio e se lo cuce addosso, poi sta al regista portarlo sulla retta via. Lavorando sul film di Placido ho capito quanto sia importante.

 

D: Qual è l'elemento più importante in un film?

S: É la luce, è la visione del regista, ti permette di individuare la nitidezza. Lucas dice che l'80% del film è composto da musica. Attraverso la musica e la luce puoi trasmettere la giusta emozione, i personaggi e la storia fanno solo da contorno. In passato ho trascurato questo aspetto. Prima dicevo l'importante è farla, ora dico l'importante è farla bene.

 

D: Quanto è stata importante la musica e quale hai usato?

S: Quando ho individuato le location ho cominciato a pensare a quale musica potesse rievocare l'ambiente e ho pensato a voce e chitarra perché si sente bene all'aperto. Allora ho chiamato I melancolia che mi hanno prodotto dei brani su misura.

Ho voluto che il testo della canzone aiutasse a comprendere di più il corto. Dove non si arriva con la vista si arriva con l'udito.

 

D: Perché lo hai realizzato a Latina?

S: Perché ho conosciuto Rino Piccolo, direttore della Film Commission. Ho scoperto che Latina è terra fertile, non molto usata per girare. Ho trovato persone gentili e disponibili, hanno capito che sono giovane e hanno creduto nel mio sogno.

 

D: Dove ti vedi tra 10 anni?

S: Sicuramente su un set, magari starò facendo una serie televisiva, magari avrò fatto così tante cose mie che vorrò sperimentare altro.

 

D: Che futuro vedi per il corto?

S: Tanti premi. Sembro molto presuntuoso, ma sono sicuro che bisogna credere in ciò che si fa, come mi ha insegnato un mio professore.

Vi racconto una cosa, quando avevo 15 anni vidi Placido e mi dissi “io con quell'uomo voglio lavorare” e quando la Film Commission si è impiantata a Latina ho deciso di trasferirmi perché sicuramente Placido sarebbe passato; così è stato e ho lavorato con lui.

 

Leave a comment