Venerdì scorso la città di Pechino è stata avvolta da una densa e pericolosa nube di smog. Solo la scorsa settimana, il governo nazionale aveva spinto la popolazione ad andare in vacanza per evitare di respirare i pulviscoli mortali prodotti da quel colosso che è l’industria cinese. Secondo alcuni reporter internazionali, respirare l’aria di Pechino equivarrebbe a fumare una sigaretta e mezzo l’ora. In questo drammatico scenario si erge però Nut Brother, un giovane attivista armato di aspirapolvere pronto per “ripulire l’aria” della città e trasformarla in un mattone.

Nut Brother, nome d’arte di Wang Renzheng, non è un supereroe o un personaggio partorito da qualche film d’autore, bensì un artista performer di 34 anni con una grande idea per denunciare le precarie situazioni ambientali vissute da Pechino ogni giorno. Wang si è aggirato per ben 100 giorni attraverso le zone più importanti della città, brandendo il suo fedele aspirapolvere industriale. Il dispositivo, vero e proprio protagonista di questa denuncia sociale, è stato in grado di risucchiare l’aria respirata da ben 62 persone in un giorno solo. Alla fine Wang ha preso tutta l’aria inquinata risucchiata nei suoi 100 giorni di lavoro e l’ha trasformata in un vero e proprio “mattone di smog” grazie ad un semplice processo industriale.

Lo scopo di questa originale denuncia ambientale, rinominata Dust Project, è quella di far aprire gli occhi alla popolazione locale, mostrando quello che è il loro inevitabile destino. Infatti, a parte l’oscuramento dell’aria a causa del pulviscolo, è molto difficile rendersi conto della reale quantità di sostanze nocive respirate giornalmente. Il mattone di smog prodotto da Wang mette tutti davanti alla fosca realtà, concretizzandola in una forma solida quadrata e tangibile.

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