Bukowski come i decadenti ha confuso vita e arte, a differenza loro non lo ha fatto seguendo un canone estetico. Ha vissuto mille storie estreme e le ha raccontate senza porsi come modello, senza voler arrivare a una forma artistica definita. Così come viveva, scriveva, si lasciava andare e l’abuso di alcool e l’amore sfrenato per le donne sono i disturbi evidenti, di un'esistenza sofferta. Una sofferenza per un mondo diverso da quello sognato, che racchiude una profonda fragilità. Forse è questo che affascina i suoi ammiratori, la cinica e cruda modalità di percepire l’essere al mondo. Alessandro Haber lo mette in scena impersonandolo, rivivendo, in un percorso autobiografico, l’ironico destino di chi si perde con coscienza, cercando la meraviglia con mezzi che la società respinge.

Haber è andato in scena al teatro Vascello dal 29 novembre al 4 dicembre, con Haberowski. Una lettura delle poesie di Charles Bukowski, che si mescola ai ricordi e l’esperienza dell’attore, sul tappeto musicale di Alfa Romeo.

 

“Arte è fare qualcosa di noioso con stile” cita all’inizio dello spettacolo l’attore.

 

Si ha la sensazione di avere davanti lo scrittore del ‘900, confuso, vecchio, distratto, ma altrettanto cosciente e lucido per chiarire i suoi limiti e quelli del mondo. Un uomo deluso dalla società che non riesce a essere sincera, a voler migliorare. Un uomo sfranto dai propri sogni e vizi, un po’ Bukowski e un po’ Haber; un po’ poeta, un po’ attore.

Come in un concerto, quando tra un brano e l’altro il cantante si racconta, il nostro personaggio si lascia andare tra una poesia e l’altra. Aiutato dall’elettronica leggera (di Afa Romero con tromba e duduk di Andrea Guzzoletti) che lo fa ballare, dalle immagini proiettate sullo schermo (di Olivander), ripercorre la sua storia. La poesia sulle donne, sulla passione per la scrittura, sul padre in cui non si riconosceva.

 

“Un gigante ubriaco che cade sulla faccia del mondo” è una delle immagini poetiche che viene citata, emblema dello stile e dell'espressività dell'autore e del suo stato d'animo.

 

Con quel respiro affannoso, il personaggio/attore affronta una sala piena che lo applaude e incoraggia.

Il pubblico viene per divertirsi, perchè conosce Haber, perché conosce Bukowski. Si diverte infatti, ma non solo. Quello che viene raccontato è un vissuto intimo, di un uomo che decide di aprirsi e confidarsi per ciò che è, per ciò che ha fatto. Con delicata sincerità mostra le sue brutture, così vere, così condivise da essere accolte dagli spettatori che le leniscono con lacrime di commozione.

Uno spettacolo pop che incontra il virtuosismo della musica e della grafica.

 
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