La prosa de I Malavoglia presenta una punteggiatura minima, i discorsi diretti non sono contrassegnati e si passa dalla prima persona alla terza. La soggettività dei personaggi viene assorbita dal discorso extradiegetico dell'autore, per restituire realismo alla vicenda.

Per trasportare il testo in teatro bisogna tener conto dell'esperienza che si ha da lettori, una sorta di confusione iniziale, nella quale si trovano nuove regole per comprendere.

Enrico Guarnieri è riuscito a mettere in scena la molteplicità di voci parallele dell'opera, aggiungendo una vivacità di movimento scenico.

Tradizione e innovazione dunque, per mostrare come il mondo di Verga sia ancora attuale.

Gli attori sono vestiti con stracci e panni sporchi, ci sono tre blocchi: la famiglia Malavoglia, le popolane e la borghesia. Una grande tavola con la vela: la nave che a seconda dell'esigenza rappresenta anche la casa. Realisticamente i personaggi hanno un accento siciliano, sono animati da forti istinti: chi il dolore, chi la fame, chi l'ambizione e chi la superbia. Ogni corpo è caratterizzato da un sentire interno che lo rende coerente quando piange, quando urla o quando gioisce.

Veniamo traghettati dentro un paesino siciliano dell'800 per ascoltare la storia sventurata di una famiglia, che per un cattivo investimento rischia di perdere tutto. Colpa della sorte o delle leggi etiche che per salvare l'onore rendono tutti poveri? Padron 'Toni vuole ripagare il debito a tutti i costi, anche se l'avvocato gli spiega che c'è il modo per non perdere nulla. Il padre di famiglia decide per tutti e dopo due morti sventurate, i suoi discendenti perdono fiducia, l'illegalità, la furbizia sembrano portare più avanti. Eppure non arrivano molto lontani, la calunnia li perseguita e il successo non sembra fatto per loro.

La musica che accompagna i momenti salienti fa vibrare gli spettatori che tanto partecipano alla storia, da commuoversi.

Lo spettacolo lascia con l'amaro in bocca. Non si tratta di pessimismo, dobbiamo parlare piuttosto della forza tra causa ed effetto. Viene da domandarsi quanto siamo artefici del nostro destino, quante volte agiamo e quante ci trasciniamo nel flusso degli eventi.

Il delirio finale di padron' Toni è il fallimento di un uomo che volendo migliorare la sua posizione, si ritrova a perdere tutto. Questo per colpa del fato, del mondo o del suo sistema di regole inadatto?

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