“Dimentica il mio nome” è l’ultimo lavoro di Michele Rech, in arte Zerocalcare. Un fumetto di 235 pagine che va oltre l’impatto immaginifico della vignetta. Il primo indizio è la cura della copertina: un cartonato rigido che rievoca i sapori letterari del passato, che sa di “fiaba”.

E di “fiaba contemporanea” trattasi, con due filoni narrativi perfettamente sincronizzati: quello reale, dello scorrere degli eventi e quello fantastico, oltre il tempo.
La storia si muove intorno ad un “nodo” doloroso, importante, autobiografico la morte della nonna materna di Zerocalcare.

Un punto di partenza che lo porterà ad approfondire le vicende vissute dalle donne della sua famiglia. E leggendolo ci s’identifica, ci si commuove, si ride (tanto).  Le digressioni sull’adolescenza sono uno specchio ironico e graffiante. Sempre presenti poi: l’Armadillo il “personalissimo” e folle “grillo parlante” di Zerocalcare e l’amico di una vita “Secco”.

Le “pagine-vignette” si susseguono tra tinte grigie e spruzzate di rosso, svelandoci come e perché, la nonna materna “Mamie”, originaria della Francia, sia finita con il vivere a Roma nel quartiere di Rebibbia. Da questo punto in poi la voglia di comprendere i particolari diventa il motore della storia.
La trama s’infittisce, la favola vive. 

Dimentica il mio nome” questo fumetto “un po’ romanzo, un po’ fiaba ” ricorda “Pinocchio” di Carlo Collodi, ma il paese dei balocchi in questo caso è la propria storia, la propria anima e la gestione autentica del dolore.
Il dolore crea dei buchi nella trasmissione della memoria. Poi ognuno li riempie come può. Perché i buchi se non li riempi sono un casino..” (cit. pag.37-38)

 

 

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