In Romania migliaia di giovani e non stanno scendendo in piazza in questi giorni per  contestare l’attuale classe politica dello stato.  Gli studenti universitari hanno costituito la colonna portante di questa mobilitazione nazionale, in grado di portare in piazza oltre 20.000 persone per contestare il sistema dirigenziale della nazione, vecchio e sordo alle richieste del popolo.

Sotto osservazione da parte dell’Europa e dei grandi mezzi d’informazione internazionali, la Romania presenta un grosso problema di corruzione legato alla politica ad ogni livello dirigenziale. Secondo la Direzione Nazionale Anticorruzione romena, il malaffare sarebbe ormai arrivato ad intaccare l’intera struttura amministrativa, portando ad indagini su parlamentari, amministrazioni locali, ministri ed ex capi di governo.

A scatenare la scintilla che ha riacceso i cuori romeni è stato il rogo del Colective, club notturno di Bucarest, teatro della morte di 45 giovani e al ferimento di altri 180. Qualche giorno più tardi, il 5 novembre, si dimetterà il primo ministro non eletto Victor Ponta, ormai senza più difese rispetto ad un assembramento di migliaia di romene e romeni scesi nelle strade di Bucarest.  A poco, se non a nulla, è servita la nomina del ministro della Salute Sorin Cîmpeanu alla guida di un governo di transizione. Il popolo infatti chiede a gran voce un rinnovamento totale della classe politica locale e nazionale, stufi di una situazione che ormai si protrae da troppi anni. Facilmente con la mente si ritorna al 1989, quando un’altra era politica della Romania si chiudeva sull’elicottero in fuga di Ceaușescu. Quasi 26 anni esatti sono passati, anche allora i picchi di rivolta si ebbero tra novembre e dicembre, dando il tempo sufficiente per la nascita e la crescita di una nuova generazione.

Il risveglio del giovane elettorato romeno è anche il risveglio di una nuova giovane Europa, non più cieca rispetto al passato, ma in grado di imparare da esso. Una riemersione delle vecchie radici democratiche del nostro continente, rimodellate da occhi giovani uniti e pronti al cambiamento. Se infatti la totale rigenerazione della classe dirigenziale romena dovesse dare i suoi frutti, si potrebbe aprire la strada ad un rinnovo comunitario. Una ritrovata unità continentale che può passare solo da una ritrovata coscienza unità popolare, pronta a mettere da parte le piccole e grandi divergenze per un ideale comune. E tra venti anni forse noi europei ci ritroveremo a guardare ai moti della Romania come all’alba di una nuova era politica. Ed anche questa volta il sole sorge ad Est. 

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