Protagonista l’amicizia in quest’ultimo romanzo dello scrittore israeliano Eshol Nevo.

Un affresco delicato, nostalgico e allo stesso tempo disincantato sulle vicende dei quattro amici protagonisti: Yuval la voce narrante ed il più introverso, Churcill dal carattere più sfrontato e leggero, Amichai il medico dalle grandi doti umane ed Ofir il pubblicitario sognatore.

Siamo nel 1998 ed i quattro  guardano in televisione la finale dei mondiali di calcio. Il pretesto narrativo che fa decollare la storia è un gioco. Ognuno deve scrivere su un biglietto tre desideri che vorrebbe vedere realizzati da lì a quattro anni.  Un invito a rincontrarsi necessariamente al prossimo mondiale “Così il tempo non diventa un blocco unico e ogni quattro anni ci si può fermare e vedere cos’è cambiato” (p.15)

Da questo punto in poi la narrazione diventa intensa, vera. E’ Yuval a raccontare questo viaggio nel tempo. Gli eventi raccontati pagina dopo pagina, attraverso i tumulti, i litigi, gli amori e la situazione politica, conducono il lettore alla  finale per la coppa del mondo 2002. Il cambiamento inevitabile avrà rispecchiato le aspettative? I desideri scritti quattro anni prima si saranno realizzati?

La storia inizia con un incipit  semplice “Uomini e calcio” ma grazie allo stile ironico, innovativo e fresco decolla per diventare il ritratto di un’amicizia autentica. Quattro visioni del mondo che si incontrano, quattro caratteri che si confrontano. L’abilità dello scrittore Nevol è di mettere in risalto le differenze di ciascuno, pur mantenendo sempre a fuoco il loro intenso legame.

Trionfa la sublime quotidianità della vita: il senso di appartenenza, il gruppo e la collettività intera ne sono i portavoce.
E’ un inno al vivere, al rispetto dei propri sogni ed è semplice immedesimarsi nei personaggi. Il lettore percepisce, con lo scorrere della narrazione, la vibrazione emanata dalla “simmetria dei desideri” di Yuval, Amichai, Churcill  ed Ofir: “Ma tu la conosci la storia dell’uomo che rimandava il soddisfacimento dei suoi desideri- ha ribattuto Ofir- ha rimandato, rimandato e alla fine è morto” (p.21)

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