La stagione che verrà è l'ultimo romanzo di Paola Soriga, uscito con Einaudi nello scorso Aprile. Dopo il successo di Dove finisce Roma, la scrittrice sarda ha voluto presentare un frammento della società contemporanea. Il romanzo usa tre voci narranti: Dora, Agata e Matteo, tre ragazzi sardi che per studi e lavoro si allontanano dalla Sardegna per tornarvici a distanza di anni.

Ogni personaggio racconta la propria storia in flash back che si mescolano allo scorrere del tempo quotidiano. Dora si è trasferita per avere un nuovo lavoro a progetto, Agata è incinta e sta affrontando la sua maternità senza un compagno, Matteo ha scoperto di avere un tumore. I ragazzi davanti a un futuro incerto si rintanano nei ricordi della loro gioventù, le esperienze condivise, le emozioni di giorni lontani.

Soriga non si sofferma troppo nella descrizione dei personaggi, dei luoghi e delle situazioni, piuttosto focalizza l'attenzione su dei dettagli parlando per segni , in particolare, linguistici. Nella narrazione di Dora ricorrono frasi in spagnolo, il paese in cui ha vissuto dalla sua prima adolescenza e in sardo, la lingua della nonna, come a costruire la sua appartenenza personale e ideale, senza che il lettore ne debba necessariamente comprendere il significato.
Ricorrono nel testo molte citazioni a canzoni, poi elencate tutte alla fine del libro, che riportano i personaggi a rifare un tuffo nel passato. Il titolo del romanzo richiama una canzone dei Baustelle, La morte (non esiste più), citata nel penultimo capito, “parlami d'amore nonostante la stagione che verrà”, in riferimento all'amore di Dora per un ragazzo del quale dà molti accenni senza mai chiarificare. Sarà questa storia di sotto testo ad aver dato il titolo al romanzo o il riferimento è più generale: la ricerca di tutti i personaggi in un futuro diverso e felice?

Ognuno di loro rappresenta un prototipo del trentenne del 2000. Dora, l'anticonformista, aperta a ogni esperienza, in cerca di una stabilità ideale, che passa da un linguaggio lirico a uno basso come quando racconta le sue avventure amorose. Agata è l'insicura, alla perenne ricerca di un'ancora di salvezza, che trova prima negli studi che la portano lontana dal suo paesino, poi in un ragazzo di buona famiglia, nella carriera da ginecologa e infine nel sogno di una famiglia e di crescere suo figlio nella terra nativa, come se attraverso di lui potesse rivivere la sua fanciullezza persa. Infine Matteo è il ragazzo insoddisfatto, che non osa, che sembra accontentarsi di ciò che ha. Ha una ragazza che sembra capitata nella sua vita, un lavoro da insegnante nelle scuole che pare un ripiego al suo sogno di ricercatore universitario, un domicilio in una città qualunque. Matteo sembra non accorgersi veramente della sua malattia, come se procrastinasse la realtà sperando di svegliarsi il giorno dopo al suo presente.

L'impalcatura che sostiene l'opera è un possibile specchio della realtà che viviamo, dove i ragazzi si trovano spesso ad analizzare la loro situazione senza troppo agire per cambiarla. Le parole si susseguono nel libro in preparazione di un evento che mai avviene e le ultime pagine s’interrompono senza alcuna evoluzioni, involuzione, cambiamento o realizzazione. Sembra che Dora, Agata e Matteo chiedano al lettore di tramutare la parola in atto, di vivere nella stagione che sta arrivando: la stagione della vita.

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