Una settimana fa Stephen Hawking ha annunciato un nuovo progetto ambizioso: quello di permettere all'uomo di fare viaggi interstellari e ricercare forme di vita aliena. Lo scienziato inglese sfida Dio e Dio se ne risente, lo dice Ascanio Celestini nella prima opera della trilogia presentata al teatro Vittoria dal 19 al 24 aprile: Laika (dal 26 al 30 aprile ci sarà Discorso alla Nazione e dal 3 all'8 maggio Radio Clandestina).

Che poi Laika è il nome del primo cane che ha viaggiato nello spazio, la scienza e l'etica si sono sempre fronteggiate e Dio viene sballottato da una parte all'altra, la religione viene chiamata e respinta. Il punto però è credere, in qualcosa, avere dei valori, che ci facciano amare la vita con dignità e libertà.

Celestini penetra un po' in questo vortice per fissarne dei punti, con la sua dialettica semplice, come se fosse l'amico del bar che racconta una storia. Allo stesso tempo la storia sembra riguardargli così da vicino, che la sentiamo nostra e non possiamo non commuoverci.

C'è una prostituta, una vecchia, un barbone e Dio, non è l'inizio di una barzelletta, seppure ridere fa, di una risata sempre un po' amara, perché sappiamo che dietro quei personaggi ci sono persone che quella vita la fanno. Una vita ai margini della società, respinti e scantonati, in cerca di un proprio posto: onesto e indipendente.

Celestini in proscenio e dietro di lui un telo rosso che nasconde Andrea Pesce (con una filarmonica) e tante scatole. Lui come un ubriacone racconta all'amico Paolo (San Paolo) la sua giornata iniziata al bar con degli sconosciuti. Si è ritrovato a descrivere quel piccolo quartiere con le personalità buffe che lo popolano. A mano a mano i suoi personaggi li incarna, ma senza mutare troppo forma e voce: vediamo la prostituta, ma anche Ascanio Celestini che è dentro e la commenta, la presenta, mentre lei è viva davanti a noi. Si aggiungono gli altri personaggi, tutti correlati, nessuno prescinde dall'altro, non può non nominare quello che è venuto prima o che verrà dopo. Come una matrioska tutti si contengono e sono contenuti, come una comunità, l'uno necessario all'altro, senza dirselo.

Siamo tutti soli, non stiamo vedendo personaggi troppo distanti e non possiamo non sentirci presi allo stomaco da una malinconia atavica. Un Dio lo invochiamo tutti, ma quanto pare distante, da renderci impotenti davanti la vita. Eppure soli non siamo, perché siamo tanti, basterebbe esserci, aiutarci, non chiudere gli occhi davanti le ingiustizie, i soprusi, non cedere a facili giudizi che “la morale ce l'hanno le favole, non le persone”. Basterebbe conoscersi un po' di più e non abbandonarsi al tempo caotico e ripetitivo di una routine che non scegliamo, ma ci sottomette. Sarebbe bello muoversi tra passato e futuro e dire “ieri sono morto”.

Laika significa abbaiare, ecco forse dovremmo abbaiare, non stare fermi, e poi fare, fare qualcosa di buono, che un miracolo lo vedremmo, quel cambiamento inaspettato, un'emozione che ci dona la vita.

 

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