La sala del Quirinetta è piena, ragazzi di ogni età sono fissi con gli occhi sul palco, più di trecento persone che hanno seguito i Marlene Kuntz dal loro esordio o che li hanno conosciuti da qualche mese.

I Marlene Kuntz nascono nel 1990 con il chitarrista Riccardo Tesio e il batterista Luca Bergia, a cui si aggiungono successivamente il cantante e chitarrista Cristiano Godano e il bassista Luca Saporiti (Lagash). Incidono Catartica (1994), Il vile (1996), Come di sdegno (1998), Ho ucciso paranoia (1999), Che cosa vedi (2000), Senza peso (2003), Bianco sporco (2005), Uno (2007), Ricoveri virtuali e sexy solitudini (2010), Canzoni per un figlio (2012), Nella tua luce (2013) e infine nel gennaio 2016 esce Lunga attesa, l'album che stanno presentando nel nuovo tour. Iniziando il 12 Marzo a Marghera (VE), gireranno l'Italia fino al 23 Aprile, ultimo concerto a Livorno. A Roma sono passati il 23 marzo.

Mentre il 17 febbraio esce in 66 sale Complimenti per la festa (di Sebastiano Luca Insinga) che racconta la band da un punto di vista inedito.

Vicini agli Afterhours e ai CCCP, cugini alla lontana dei Baustelle e zii dei Cani, i Marlene Kuntz fanno un rock che avvicina molti ascoltatori. Sono “animali da palco” vivono per suonare dal vivo e si divertono da matti davanti al loro pubblico.

Passano le 22.00 e sale sul palco Lory Muratti che propone un racconto poetico e poi un pezzo suonato al pianoforte dal suo album Scintilla. Il pubblico intanto freme e finalmente alle 22.50 entrano loro, pieni di energia, luminosi e oscuri: i Marlene Kuntz.

Altalenando un pezzo lirico (relativamente al loro rock) a uno strumentale vanno avanti senza sosta. Giusto il tempo per cambiare la chitarra, un cambio a ogni brano, un paio riescono a suonarle con la stessa. Non c'è scenografia, sono loro catturati dal suono, con il corpo sugli strumenti, eccitati ed eccitanti, in un accordo di movimenti erotici, soprattutto quando si concedono a virtuosismi e le gocce di sudore scendono dalla fronte di Cristiano Godano o quando Luca Lagash Saporiti si sbottona la giacca.

Sembrano i Cavalieri dello Zodiaco, ognuno con le proprie inclinazioni, preso giuramento per lo strumento hanno il loro accordo e la loro area di movimento; diventano essi stessi le note sul pentagramma della luce che li colpisce e avvolge, esplodendo come un'onda sul mare di gente di fronte.

Aprono con La città dormitorio, poi Fecondità, L'odio migliore, Cara è la fine, Lunga attesa, Narrazione, A fior di pelle, Osja, amore mio, Sulla strada dei ricordi, La noia, La canzone che scrivo per te, Il genio (l'importanza di essere Oscar Wilde), Niente di nuovo, Leda, Io e Me, La lira di Narciso, Notte, Una canzone arresa, Paolo Anima Salva, Ruotando nell'aria (richiesta pubblico) e  infine un suono, come una navicella che sta per partire, accompagna la loro uscita dal palco. Tornano infine per Ape regina e Bellezza.

Il tempo vola e rimane sulla pelle la musica che accarezza il pubblico danzante verso casa, dal cuore pulsante della Roma antica.

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