In occasione della trentesima edizione di Romaeuropa, torna al Macro Testaccio, in collaborazione con Elekra- Festival D'Arte Digitale di Montréal (Quèbec), la mostra Digitalife, giunta alla sua sesta edizione. Il suo scopo è quello di unire le nuove tecnologie ai linguaggi artistici contemporanei. Quest'anno il tema è la luce, presentato in 11 opere esposte in un calendario di eventi e performance di musica, danza, elettronica e video.

 

Un'esperienza che unisce il suono alla luce, dalla cui interazione vengono create atmosfere e immagini artistiche di straordinario valore.

Joanie Lemercier ha presetato Fuji, un pannello raffigurante un tipico paesaggio cinese, entrato nell'immaginario culturale. Ci sono canne di bamboo su un terreno a quadri, con un monte e la luna di sfondo. Sarà la luce a dare movimento alle ombre, alla pioggia, alla natura. Il tutto è accompagnato dalla musica per realizzare un ambiente rilassante, permettendo al visitatore di sentirsi fuori dallo spazio e dal tempo, in un mondo parallelo e del tutto realistico.

 

In Frequencies (light quanta) di Nicolas Bernier  la luce investe 100 lastre di plexiglass a ritmo prestabilito. La visione suggerisce una trasmissione di dati come avviene nei computer o nei telefoni, come essere all'interno di un database informatico.

 

Interessante sono le opere che permettono allo spettatore di interagire con il proprio respiro. Breathless di Alexandra Dementieva è una gabbia circolare aperta da un lato con un microfono nel quale se si soffia le linee luminose della gabbia salgono verso l'alto o iniziano a lampeggiare. L'opera è collegata a uno schermo basso con scritto “amore” e “******”.

Jean Dubois, autore di Tourmente ha registrato i volti di persone diverse che proiettate su un maxi schermo sono lì a guardare. Le immagini riportano una frase che chiede di chiamare un numero e soffiare attraverso il microfono. Ciò che si vedrà saranno i capelli, la pelle, il volto dei protagonisti soggetti a un getto improvviso d'aria che tende a spostarli indietro.

 

Di ritmo e tensione completamente opposto è Inferno di Bill Vorn. Una performance realizzata da dei robot, ovvero degli zainetti collegati a due braccia meccaniche che hanno alla loro punta delle luci. A ritmo di musica elettronica, alienante, si crea una storia di una guerra dove i robot si sparano luce, si nascondono, si fermano e ripartono, fuggono e si ritrovano. Tutto questo mentre sono a penzoloni a un filo, senza la possibilità di muoversi. La luce e la musica in questo caso sono la sceneggiatura di una storia che emoziona per la sua essenza, per il rimando a dei ricordi che abbiamo, alle nostre esperienze visive e uditive.

 

Ci sono inoltre Maxime Damecour con Temporair, Martin Messier con Boite Noire, Pietro Pirelli con Idrofoni o lampade sensibili e Samuel St- Aubin con Nicolas Bernier , ognuno con un proprio stile, sperimentando i confini del sensibile per un viaggio attraverso il tempo e se stessi.

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