Oggi Simone Neri sta riemergendo nel momento di storia più dura della nostra Repubblica, dimostrando che facendo ciò che si deve fare si ottengono i risultati: si sta impegnando per mantenere una promessa fatta al nonno Pietro Neri. Sul letto di morte, il nonno Pietro consegnò, infatti, a Simone la ricetta segreta composta da 53 erbe. Gli chiese di riportare agli antichi fasti il “Chinotto” dei Neri. 

Oggi Simone Neri sta dimostrando che si può fare industria anche in un momento di crisi, il suo Chinottissimo, sta conquistando terreno nel Lazio, la terra d’origine del suo prodotto di famiglia, ma è stato anche invitato a Londra a presentare la sua novità.

Simone come nasce il Chinotto?
“Il Chinotto nasce da un’idea di mio nonno, che nella fabbrica del Mandrione, dove suo padre produceva ghiaccio, cercava di creare una bibita appetibile. In quel tempo lo zucchero era irreperibile e si doveva usare saccarina. Questa però era troppo dolce e rendeva tutte le bibite imbevibili. Miscelando agrumi amari come il chinotto e l’arancia amara e tutte le altre erbe come la ciliegia, l’acerola, la camomilla, la verbena, l’angelica e la betulla ottenne una bevanda molto gradevole, che spopolò con il nome Chinotto Neri.”

Hai affrontato fallimenti Simone?
“Firmammo un contratto con l’acqua Claudia e poi l’industria fallì. Mi sono rialzato e ho ricominciato, dimostrando a me stess, che si possono fare molte cose, se si vuole”.

Hai subito perdite?
“Sì! La morte di mio nonno mi bloccò per un anno e mezzo”.

Credi nella crisi?
“Secondo me, molto è dovuto all’atteggiamento psicologico. Le persone sono impaurite dai mass media e si rintanano evitando di spendere”.

La tua bevanda usa acqua distillata come la Coca Cola?
“No! Viene usata acqua rigorosamente naturale proveniente dalla Sila, con estratti naturali di erbe vere ed erbe non insapori. In tutto sono usate 53 erbe.”

Hai una tua rete distributiva?
“Sì! Sto assumendo personale nel settore delle vendite, come il direttore, consulenti, agenti di zona, che mi stanno creando la rete, che oggi è tutto”.       
 

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