Ci sono certi libri che quando volti l'ultima pagina non sai cosa pensare, e ti ritrovi nel bel mezzo di un migliaio di sensazioni diverse.
Ti è piaciuto, non ti è piaciuto? Non lo sapresti dire lì per lì ma ti ha trapassato, ha aperto un varco dentro di te che ti ha condizionato, ti ha fatto rabbrividire.
E’ il caso di Norwegian Wood- uno dei più clamorosi successi letterari giapponesi di tutti i tempi, e il libro più intimo e introspettivo di  Haruki Murakami, che abbandona le atmosfere surreali per esplorare un mondo più vicino a noi, quello dei sentimenti e della solitudine.

Norwegian Wood è la storia di Toru, un giovane studente di Tokyo, continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o di poter sbagliare nelle scelte più importanti della sua vita, ma anche guidato da un senso della morale ostinato e molto personale e da una certa avversione per ciò che crede sia finto e costruito. Diviso tra l’amore di due ragazze completamente diverse tra di loro - Naoko e Midori- legato ad una da un sentimento irrazionale e tormentato e all’altra da un’intesa consapevole e crescente, non può far altro che decidere.
O aspettare che la vita e tutti i suoi imprevisti, i suoi inciampi, le sue incomprensioni, decidano per lui.

Può esser considerato un grande romanzo sull’adolescenza, impregnato di una forte malinconia accompagnata dal conflitto tra l’essere accettati nel mondo adulto e il desiderio bruciante di rimanere se stessi.
Ciò che più colpisce di quest’opera di Murakami è il modo nel quale l’autore riesce a raccontare una storia di una così struggente drammaticità con talmente tanta delicatezza.
Naoko, Toru, Midori: tutti personaggi imperfetti, con comportamenti che spesso potrebbero esser considerati riprovevoli e sbagliati, ognuno con il proprio bagaglio di emozioni e di dolore, si incastrano perfettamente in questo libro come figure eteree nate dall’atmosfera stessa che viene descritta.
L’autore usa uno stile diretto e a prima vista semplice per affrontare temi complessi: l’isolamento, il viaggio attraverso adolescenza e maturità, l’amicizia, la solitudine dell’essere e perfino la morte.
Il testo è pieno inoltre di riferimenti musicali che arrivano a fare da costante colonna sonora al libro, anzi, ne diventano parte integrante, a partire già dal titolo, ispirato all’omonima canzone dei Beatles.
Cardine del libro sono i dialoghi, contornati spesso da scene erotiche che non guastano e non scendono mai nel volgare, ma riescono a mantenere comunque l’atmosfera melancolica che caratterizza l’intera narrazione.

In conclusione, è innegabile che Murakami abbia il potere di fare qualcosa con le parole: mentre leggi uno dei suoi libri ti sembra di essere davanti a un dipinto che va man mano delineandosi.
E ognuno di questi “dipinti” è accompagnato da un sottofondo diverso, e così il pennello si muove al ritmo di quella melodia.
Norwegian Wood è un blues, malinconico e denso, mesto e allo stesso tempo passionale.
Non a caso l'autore l'ha chiamato “Tokyo Blues”.
Swnza ombra di dubbio n libro da leggere - magari con le canzoni di Rubber Soul, l’album dei Beatles, nelle cuffiette.
 

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