Gli attori avanzano dal fondo del palco, in riga, uno a fianco all'altro, la borghesia del '900: un quadro prende vita, Il quarto stato.

Daniele Salvo torna al teatro Vascello dal 21 aprile al 1 maggio 2016, per la regia di Pilade di Pasolini, un adattamento per il laboratorio teatrale del Vascello.

I tratti caratteristici dell'operazione del regista ci sono tutti e gli attori professionisti riescono a dar vita a uno spettacolo emozionante, credibili nella loro trasformazione.

Pilade, con la massima fedeltà al testo, rivive nell'ambientazione di metà Novecento. L'opera è stata scritta nel 1967, sette anni dopo, la traduzione di Pasolini dell'Orestea (Orestiade). Con il ritmo lento di Pasolini per cui le parole sono poesia e prevalgono sull'azione scenica, si ipotizza un seguito della vicenda di Oreste, tornato in città. Salvo veste i personaggi in chiave moderna, contemporanea di Pasolini, mentre il testo rimane lo stesso. Attraverso Pilade conosciamo l'intellettuale ai margini della società, che si opponeva al potere fittizio della ragione, ribellandosi a un progresso deturpato.

L'opera infatti racconta la brama di potere che trasforma la democrazia in oligarchia. L'uguaglianza e il diritto di voto sono armi a doppio taglio se usate da una borghesia con falsi idoli e una morale bigotta. Come Pasolini aveva scritto nell'articolo del Corriere della Sera Il PC ai giovani, la lotta deve essere contro il potere e non tra giovani che si armano l'uno contro l'altro, ma sono dalla stessa parte.

Oreste (Marco Imparato) tornato in città, conosciuta la democrazia tramite l'istituzione del tribunale di Atena, istituisce il diritto di voto, creando una monarchia illuminata. Fatto ciò il popolo si adagia all'idea di libertà e credendo di professare il culto di Atena, diventa devoto al consumismo, all'autoreferenzialità, al facile successo. Solo Elettra (Selene Gandini) e Pilade (Elio D'Alessandro), legati al passato, presagiscono la sciagura. Elettra scorge le Furie, dai capelli come serpi, Pilade intuisce l'oltraggio che si sta recando alle divinità. Cercano così di contrastare Oreste che li allontana da Argo. Intano le Eumenidi (Elena Aimone, Sara Aprile, Claudia Benassi, Paola Giglio, Melania Fiore, Francesca Mària) si scagliano contro la città e Oreste si arma per combattere. Una volta riappacificatosi con la sorella Elettra, va incontro a Pilade. L'amico sta armando il suo esercito di contadini e popolani per salvare Argo dalle Furie e dall'incoscienza degli abitanti.

L'incontro-scontro presenta Oreste e Pilade con le loro ambizioni, passioni e valori. Il primo orgoglioso e combattivo cerca di sedurre l'altro che innamorato dell'amico vive un fortissimo conflitto interno. Il momento più commovente, che li mette a nudo, nel vortice dell'angoscia tra ciò che è giusto e ciò che si ama. Isolato infine Pilade cercherà di lottare contro la Ragione, Atena, con la Non Ragione, spogliandosi sempre più di tutte le convenzioni che lo tenevano nella società. Per rimanere infine nudo sul palco, perdente e infelice. Perché nell'incomprensione qualsiasi battaglia è persa, non portando a nessun cambiamento comunitario.

Quando interviene Atena (Silvia Pietta) a profetizzare il futuro e far scoprire ai personaggi i loro limiti e la loro natura fallimentare, la miseria umana si confronta con la potenza divina.

Lo spettacolo tocca dei picchi lirici molto forti, l'uso della voce è eccezionale, anche se alcuni attori non hanno trovato la propria strada per distinguersi e spesso i personaggi sembrano parlare allo stesso modo. Attraverso il movimento del corpo, le emozioni vengono sprigionate e arrivano lapidarie. Inoltre sono molto affascinanti le atmosfere create dalla musica e dalla luce che confondono storia e sogno.

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