Ascanio Celestini presenta il suo nuovo lavoro Pueblo all’edizione 2017 di Romaeuropa Festival. Lo spettacolo in scena dal 17 al 29 ottobre al Teatro Vittoria è il secondo elemento della trilogia inaugurata con Laika sempre all’interno di Romaeuropa nel 2015.

Siamo sempre nella periferia romana, guidati dal racconto dell’attore, stavolta però non è un barbone dalla parvenza cristologica, ma un uomo che guarda dalla finestra. Con la stessa struttura scenica di Laika (salvo qualche dettaglio) Celestini stavolta non è fuori dalla casa, ma dentro, insieme a Pietro, un bambino, lo sguardo dello spettatore, che ogni tanto interviene con una voce fuori campo. Accanto a lui invece c’è Gianluca Casadei, un musicista che lo segue da molti anni, forse il solo in grado di accordarsi all’improvvisazione e alla verve artistica di Celestini.

Dall’interno della casa, simboleggiata da un velo che sagoma l’attore e lo fa vedere in trasparenza dal pubblico, Celestini comincia a raccontare cosa succedere nell'appartamento di fronte. Racconto che non necessita di essere conforme alla verità, più volte infatti ribadisce che potrebbe essere opera di fantasia. Eppure il gioco del teatro è questo, concedersi, credere per non confutare la verità, ma per spingersi oltre. Così scopriamo la storia di Violetta, una cassiera del supermercato, una barbona e di un extracomunitario. Una trama che si intreccia, che svela la fragilità della nostra società pronta a giudicare dall’apparenza e con poca pazienza di scoprire cosa ci sia dietro le maschere che indossiamo.

Il monologo ci permette di vederci noi per strada a osservare e di farci prendere coscienza di come ci relazioniamo con il diverso.

Celestini torna a trattare i temi che gli sono a cuore, con la sua arte che commuove tra una battuta e l’altra. Sa allacciare lo spettatore, portandolo con sé, vincendo ogni tipo di imperfezione tecnica o drammaturgica, con questa energia dirompente.

Pueblo, ritorna nell’universo di Laika, riproponendo dei personaggi simili, per dei tratti identici, che seducono poco lo spettatore che ha già visto il primo spettacolo. Nonostante questo però la mimica e la dolcezza narrativa di Ascanio Celestini fanno sì che si torna a casa con qualcosa di nuovo sul viso, una lacrima o un sorriso.

 

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