E’ passata una settimana dalla conclusione del Sanremo firmato Claudio Baglioni, ma l’emozione è ancora tangibile: oltre alla buona musica, l’evento canoro è stato portatore di messaggi dalla forte valenza sociale. Il rispetto per la donna e la lotta alla violenza di genere - simboleggiati dal fiore all’occhiello o al polso indossato da presentatori, cantanti ed ospiti - è stata la tematica di fondo portante del festival. Ma non meno significativi i contenuti sociali di molte canzoni, compresa quella vincitrice di Fabrizio Moro ed Ermal Meta. La resistenza al terrorismo, l’immigrazione, l’affanno continuo e l’rrequietezza dell’uomo contemporaneo, le tematiche più toccanti. Ma anche l’amore nelle sue varie declinazioni, secondo la migliore tradizione festivaliera. Realizzare un prodotto mediatico di qualità dopo i tre anni di Carlo Conti non era impresa facile, ma il cantautore romano ha centrato pienamente l’obiettivo.
Questo sessantottesimo Sanremo sarà anche ricordato come un’edizione elegante e divertente, in cui, oltre alle belle canzoni e agli ospiti prestigiosi, abbiamo apprezzato la conduzione di Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino, una coppia di veri mattatori che ha regalato momenti di pura ironia come di seria riflessione. Saggio il “dittatore artistico” Baglioni nel lasciare ai co-conduttori ampio spazio, limitando i suoi interventi a pochi e azzeccati momenti.
Andiamo alla musica, vera protagonista del festival.Tra i brani in gara che ci hanno convinti di più quelli di Max Gazzè, Ron, Lo Stato Sociale e la coppia Diodato-Roy Paci, che con “Adesso” ha dimostrato come il pop italiano possa ancora arrivare al cuore parlando di argomenti intimisti e senza cedere alle facili soluzioni purtroppo oggi in voga. Un intimismo che si è toccato con mano tra le Nuove Proposte con gli ottimi brani di Mirkoeilcane, del vincitore Ultimo e di Alice Caioli e Giulia Casieri, due giovanissime artiste che hanno portato sul palco dell’Ariston un vissuto personale molto sofferto. Ma abbiamo ammirato anche l’ironia e la verve istrionica di Mudimbi e del suo rap “Il mago”.
All’insegna di quella commistione tra cinema e musica, che ha caratterizzato la partecipazione di Favino, hanno funzionato anche i padroni di casa del “Primafestival”, Sergio Assisi e Melissa Greta Marchetto, e del “Dopofestival”, dove Carolina Di Domenico, voce conosciuta e amata della radiofonia italiana, ha tenuto testa a Rocco Tanica e al gruppo di amici formato da Edoardo Leo, Rolando Ravello, Sabrina Impacciatore e Paolo Genovese.
Sommati ai risultati di Conti, compresa la vittoria dello scorso anno di Francesco Gabbani, risultati del genere fanno ben sperare per il futuro di Sanremo, che si è ancora una volta riconfermato come un evento prestigioso, capace di portare nel mondo le suggestioni e i contenuti della musica italiana contemporanea.
Di sotto la playlist dei contributi che abbiamo raccolto al Festival. Tra questi, un breve confronto con Franca Leosini sull’atteggiamento contradditorio del nostro Paese verso le donne e due interviste: la prima  all’attrice Roberta Giarrusso, presente a Sanremo come produttrice di Mirkoeilcane, e la seconda a Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik, mito della canzone italiana, che ha presentato al Palafiori il suo ultimo album “Niente”.

(Musica)
Leave a comment