Con un'esclusiva internazionale, lo storico polo museale dello Stadio di Domiziano si fa casa della mostra Symbola - Il potere dei simboli. Fin dall’alba della specie umana, i simboli hanno rivestito un ruolo cruciale nella società. L’avvento della civiltà classica ha portato il loro utilizzo nel quotidiano, con la creazione di ninnoli, immagini, icone, sculture, bassorilievi o semplici portafortuna. Tramite i simboli è possibile ricostruire usi e costumi, vita e pensieri di società ormai celate dallo scorrere del tempo. Un linguaggio universale reso accessibile al grande pubblico da questa esposizione temporanea promossa dalla associazione Vicus Italicus in collaborazione con la Guardia di Finanza. Gli oltre 200 reperti esposti provengono infatti dai caveaux delle Fiamme Gialle, recuperati durante operazioni di sequestro nell’ambito della tutela dei Beni Culturali. Per la prima volta dopo molti secoli, questi manufatti dal profondo significato simbolico tornano ufficialmente al servizio della collettività, con l’originale funzione di veicolo di ancestrali conoscenze e profonde emozioni. Una volta entrati nel polo dello Stadio di Domiziano si viene trasportati in un mondo diverso, congiunzione di antico e moderno.

Come ogni storia, anche il messaggio di questi simboli necessità di un inizio, di un discorso articolato e di paragrafi. Per agevolare i visitatori in questo compito, l’esposizione è stata divisa in settori, ognuno dei quali caratterizzato da un diverso aspetto della vita nell’età antica, iniziando dalle pratiche religiose e magiche, da sempre fulcro della civiltà umana. Il visitatore viene quindi fatto immergere nell’intricato affresco della società classica, tra guerra e pace, vita familiare e l’oscuro rapporto tra simboli e potere. In tutto questo si afferma in maniera silenziosa la moneta. Ogni pezzo coniato rappresenta una vera e propria opera d’arte, creata da maestri artigiani in grado di portare il simbolismo a nuove forme. Anche per questo è necessario da parte di chi vuole decifrare tali messaggi sviluppare ad una più fine e sensibile ricettività. Da qui la mostra entra quindi nel mondo dell’oltretomba, dove per antitesi il simbolismo rinasce all’interno della sua forma più pura. Riti, gesti e oggetti concorrono tutti insieme alla raffigurazione di un concetto evanescente e personale come solo può essere il mondo oltre la vita terrena. La morte non viene intesa come termine ultimo, ma come porta, in cui il simbolo riveste il ruolo di chiave. Una raffigurazione di un qualcosa già di per se astratto. Un vero e proprio simbolo nel simbolo.

Quello che quindi si va a delineare in questa mostra è un sommesso ma affascinante quadro, in cui spicca un gioco di nero e colori della terra. Un vero e proprio romanzo fatto di vasi, statuine e raffigurazioni, tutti incastonati nella suggestiva cornice dello Stadio di Domiziano. L’ambiente sotterraneo, salvato dal progresso della città ci porta quasi a rimpiangere la gloria e, al tempo stesso, l’intimità dei vicus romani dove quei reperti hanno origine. Un piccolo mondo nascosto e oscuro, come i simboli  che ospita, inseriti in una cornice in grado di conferire all’esposizione ancor più naturalezza. E’ come se quei reperti fossero sempre stati li, pronti a raccontare grandi e piccole storie a chiunque volesse ascoltare quella straordinaria epopea che è la civiltà umana.

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